Buffalo Summer "Second Sun"

recensione
I Buffalo Summer, band proveniente dal Galles britannico, pronta a far sentire la propria voce con il nuovo Second Sun, vanno ad affiancarsi ad una più che valida schiera di interpreti alla quale è facile ascrivere nomi quali Rival Sons, Blackberry Smoke, Monster Truck, Black Stone Cherry, The Answer, Small Jacket, Parlour Mob, Simo, o gli stessi The Supersonic Blues Machine.
Dopo un primo album autoprodotto che li ha esposti al pubblico mondiale, i Buffalo Summer tornano con un secondo ispiratissimo capitolo discografico: questo Second Sun di cui andiamo a parlare. Se Money in apertura fa un po’ troppo vistosamente l’occhiolino a quel Keep On Swinging che dava il via proprio a Head Down dei Rival Sons, nulla c’è da recriminare sulla tracklist: 12 tracce in grado di mantenere alto il livello di adrenalina grazie all’alternarsi di riff e ritornelli che saranno buon materiale per gli stadi o per i festival più “calienti” di questa estate. Potrà sembrare un’associazione scontata ma è difficile...
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non pensare a Second Sun come ad un disco “estivo”, per puntualità di pubblicazione, ma soprattutto per le sonorità che si addicono perfettamente ad una decappottabile baciata dalla luce del sole...
Le divagazioni della band, siano esse calate in lidi heavy piuttosto che arrembaggi di matrice rock’n’roll, sono costantemente alimentate dalla vena blues che sottostà all’intera produzione come un capiente serbatoio da cui pescare. Venature british mescolate ad accenti inconfondibilmente southern rock concedono ai Buffalo Summer il privilegio di non sottostare ad un giudizio troppo ferreo nel momento di dover fare i conti con una certa ripetitività della scaletta. Questo non risulta essere un problema, perché di tutte le sensazioni che Second Sun può lasciare al termine dell’ascolto, l’ammorbamento per troppo ripetere non è fra quelle contemplabili.
Questo secondo album della band originaria del Galles del Sud è un capitolo più che valido, al quale non si può chiedere altro che accompagnare l’ascoltatore per una buona cinquantina di minuti, sguazzando fra i canoni base di un genere che il combo ha fatto sapientemente proprio, divertendosi in maniera palpabile e facendo divertire chiunque voglia prestare orecchio.
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